Corrado Alvaro nacque a S. Luca in Calabria il 15 Aprile 1895.
S. Luca è un paesino solitario, povero, delimitato dalla fiumara Bonamico, alle pendici dell’Aspromonte, egli lo descrive come un luogo autentico nei valori umani, pacifico, abitato soprattutto da pastori e greggi.
Oggi è considerato un luogo pericoloso della Calabria perché dominato dalla N’drangheta.
Il Santuario della Madonna di Polsi a S. Luca, ha una notevole importanza per la N’drangheta ,qui a Settembre si riuniscono i capi mafia provenienti da tutto il mondo per decidere alleanze, nuove organizzazioni e conflitti malavitosi1.
Il paese di S. Luca, situato nella Locride, ha l’aspetto di un rapace silenzioso, che dall’altura dove si erge, controlla prepotentemente ogni azione.
Nella biografia intellettuale e letteraria di Alvaro si trovano temi e motivi che fanno riferimento non solo a questo piccolo paese, ma a tutta la Calabria.
Queste atmosfere che trasfigurano nel mito la vita dei pastori Calabresi, vivono nel suo romanzo capolavoro: «Gente in Aspromonte» (1930).
Alvaro portò sempre dentro sé il ricordo di questa terra sofferta e dell’infanzia felice che vi trascorse, definiva questa luogo come il sud del mondo perché dimenticato dal resto d’Italia.
A dieci anni, Corrado lasciò la Calabria per proseguire gli studi prima a Frascati poi a Roma, tornò in Calabria solo per concludere gli studi liceali.
Combattè la Prima Guerra Mondiale, fu insignito della medaglia d’argento al V.M.
Da questa terribile esperienza prese vita la raccolta lirica: «Poesie Grigioverdi».
Subito dopo la guerra, iniziò la sua intensa attività giornalistica con i più importanti quotidiani nazionali, ciò lo portò a viaggiare come inviato speciale all’estero : Turchia, Germania, Francia, Russia.
Scrisse per i più importanti quotidiani nazionali: «Il Resto del Carlino, Corriere della Sera, L’Italia letteraria, Il Mondo, Il Tempo, Messaggero, Il Risorgimento, La Stampa, Il Popolo di Roma( unico redattore non inscritto al Partito Fascista), Avanti! , Sipario, Spettatore, Spettatore Italiano, Teatro, Cinema».
Per tutta la vita egli abbracciò l’ideale antifascista; dal Regime si sentì braccato, imprigionato, schiacciato negli ideali e nella libertà.
Gli articoli che scrisse per il quotidiano antifascista «Il Mondo», diretto dall’amico Giuseppe Amendola che, perseguitato atrocemente dal regime , morì in seguito alle aggressioni subite da esso, lo misero apertamente in cattiva luce.
Alvaro fu infatti picchiato, esiliato, costretto a fuggire nell’anonimato.
Negli anni tra il 1924 ed il 1925, scrisse articoli antifascisti con le pseudonimo di: V.E. Leno, ironicamente Veleno.
Visse in una continua angoscia per sé e la sua famiglia.
Nel 1943, dichiarato nemico del regime, in pericolo di vita ed inviso al gerarca Alfredo Cucco, fuggì lontano dalla famiglia e da Roma, rifugiandosi a Chieti con lo pseudonimo di Guido Giorgi.
Combattè il regime fascista e mai si allineò alla sua politica dittatoriale, egli fu nemico …per temperamento, per cultura, per indole, per inclinazione, per natura.1
Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale tornò a Roma.
Nel 1945 insieme a Francesco Jovine e Libero Bigiaretti fondò la Cassa Assistenza e Previdenza degli Scrittori Italiani, mantenendone la presidenza sino alla morte.
Nel 1951 vinse il premio Strega con l’opera: «Quasi una vita. Giornale di uno scrittore».
Morì a Roma l’ 11 Giugno del 1956.
Dicevo che è anche troppo quello che sono riuscito a combinare con tutti gli inconvenienti con cui sono partito, meridionale, povero scrittore2.
Corrado Alvaro fu dunque giornalista, romanziere, saggista, drammaturgo, critico teatrale e cinematografico. In lui questi aspetti coesistono e si intrecciano sino a creare e plasmare la sua anima letteraria.
Troviamo infatti negli scritti teatrali e cinematografici una forte connotazione narrativa. Tutto ciò che scrive ha la caratteristica di un breve racconto; egli trasforma il dato oggettivo proprio dell’indagine giornalistica e saggistica in elemento narrativo.
L’opera omnia di Corrado Alvaro risponde alla necessità di ricerca sociologica ed etica della coralità di un popolo, indaga e denuncia i mali e le piaghe che affliggono società sfruttate da poteri corrotti.
Alvaro scrive di cinema dal 1929 al 1953 in maniera continuativa. In due brevi periodi, quando dal 1934 al 1936 cura la rubrica cinematografica della rivista «Nuova Antologia», diretta da Luigi Federzoni e nel 1952 e quando prende il posto di Ennio Flaiano, come critico cinematografico del settimanale di Mario Pannunzio «Il Mondo».
Conclusasi la sua collaborazione come critico cinematografico di questo giornale, lo scrittore si occupa di cinema solo marginalmente.
Da quanto asserisce Callisto Cosulich, le due rubriche di cui Alvaro fu titolare, prima su «Nuova Antologia», poi su «Il Mondo», sono più che sufficienti ad attribuirgli un posto di rilievo nella storia e nella topografia della critica cinematografica Italiana1.
L’attività cinematografica dello scrittore è varia, oltre ad essere critico cinematografico, scrive articoli di attualità e saggistica su riviste come: «Scenario, Lo Schermo, Cinema».
Negli anni tra il 1936 ed il 1952, si occupa di cinema con una certa costanza in veste di sceneggiatore: «Terra di nessuno» (1938-1939), di Mario Baffico, «Fari nella nebbia» (1942) di Gianni Franciolini, «Caccia grossa» (1948) e «Riso amaro» (1949) di Giuseppe De Santis, «Patto col diavolo» (1950) di Luigi Chiarini.
Interessante è la collaborazione con Stefano Landi, figlio maggiore di Luigi Pirandello, con cui cura la sceneggiatura del film «Terra di Nessuno» (1935). La Sceneggiatura del film è tratta da due novelle di Luigi Pirandello: «Romolo, Requiem Aeternam dona Eis Domine».2
Nell’articolo uscito sulla rivista Cinema (1938), Alvaro racconta il suo lavoro di sceneggiatore3; sostenendo che lavorare con il figlio di Pirandello, sia come lavorare con il drammaturgo. Stefano Landi, essendo stato per quindici anni stretto collaboratore dell’illustre padre, ne ha assorbito i motivi letterari: «Si può considerare questo film più pirandelliano di Pirandello».1 Pirandello, racconta lo scrittore, si interessava come un bambino a tutte le invenzioni a caratteri e di vita, era il miglior lettore e il migliore spettatore che ci si potesse augurare. Di questo film pareva davvero soddisfatto, sentiva che alla sua concezione gli sceneggiatori avevano dato intimità, gioia di vita ebbrezza di operare2.
Importante è il film «Fari nella nebbia» (1942) di cui Alvaro scrisse i dialoghi poichè anticipa il Neorealismo cinematografico Italiano.
Il Neorealismo delle origini racconta i fatti più tristi e precari della società, rimanendo su una sfera puramente descrittiva, a volte fotografica.
Alvaro invece prende coscienza della realtà che narra, penetrandola attraverso una riflessione critica dei problemi etici e culturali del suo tempo.
Il Neorealismo Alvariano descrive sì la realtà, mosso da una esigenza di denuncia, sconforto e delusione per i popoli abusati, ma va in fondo, si spinge lacrima rerum, cercando una rinascita, il perché di una mortificazione psicologica e sociale.
Il Fascismo aveva volutamente occultato la realtà ,esaltando una cinematografia ipocrita, dove si raccontava una società benestante, spensierata, quella del cinema Decò o dei telefoni bianchi.
Il Neorealismo reagisce a tutto ciò.
Il rapporto fortemente simbiotico tra letteratura e cinema, nato agli albori del Neorealismo, asserviva la letteratura al cinema, questo atteggiamento non era condiviso dal Nostro.
Un tempo lo scrittore, sosteneva Corrado Alvaro, cercava l’ausilio del cinema per vedere la sua opera tradotta.
La letteratura portava in sé un messaggio, un linguaggio aulico, superiore rispetto a quello cinematografico. Secondo lo Scrittore il romanzo ha dato uno stile ai migliori film pertanto, i migliori film sono quelli legati al romanzo. Anche se i film «Riso amaro» e «Roma ore 11» hanno un significativo valore artistico, Corrado Alvaro non proseguì il lavoro cinematografico, il suo giudizio sul cinema è piuttosto negativo.
Il mondo della celluloide è infatti considerato dallo scrittore estraneo alle tradizioni europee perché strumento della consumistica società americana. Il cinema prende vita e si alimenta dal costume americano che nasce da un’assetata civiltà materialista. E’ un’arte decorativa e applicata, i suoi mezzi sono immediati, la sua finzione non si regge più sulla manipolazione della parola o genericamente del suono, ma l’immagine stessa diviene in esso verità; la metafora diviene azione, e per la creazione della sua atmosfera non ha bisogno di quell’intonazione vocale che nella scrittura è tutto, ma gli bastano giudizi sommari e qualche dettaglio1.
Corrado Alvaro sostiene che il cinema sia una droga che inebetisce l’individuo, infatti Il cinema è un’arte che ha la sua bellezza nella sua tecnica e nella sua esteriorità2.
In tutta la sua opera saggistica, l’autore denuncia il disagio di vivere in una società materialista ed industrializzata che annulla l’individuo, il cinema incarna gli orientamenti culturali di questa società tanto biasimata dallo scrittore.
Nei molti viaggi all’estero come inviato speciale, si documenta su questo nuovo mezzo di espressione e sugli effetti che esso produce nel pubblico, arrivando così alla conclusione, che il cinema provoca una mutazione antropologica poiché gli spettatori ne emulano i suoi falsi stereotipi.
Dissociandosi dall’opinione di Pirandello, lo scrittore sostiene che il cinema, non avendo modelli propri, si serva delle altre arti rendendole suoi elementi di decorazione. di cose, la voce d’un ambiente, lo stato d’animo d’un paesaggio, e non persone con una psicologia spiccata. Mentre l’arte, con la parola, la danza, la mimica, crea un mondo di pensiero e di sentimenti, il cinema crea un mondo di immagini1.
Il cinema è un fenomeno legato alla letteratura alla quale esso si ispira per i propri modelli; le nazioni che hanno una forte civiltà letteraria, sostiene l’autore”, producono film di buon livello.
In un articolo comparso su «Scenario» nell’aprile del 1936, così scrive: Il film non è realtà, si rivolge ad un pubblico che fugge la realtà. Un pubblico di solitari affolla le sale del cinema dalle 16.00 alle 20.00, fuggendo la realtà e volendo rappresentare in un modo ideale la vita2.
Il cinema racconta una situazione realistica e non reale; soltanto la letteratura, il teatro, la musica hanno una funzione artistica, sono le sole capaci di suscitare immagini e di smuovere sentimenti.
Infine egli condanna la funzione sociale del cinema perché agisce come Livellatore e insieme come corrosivo del carattere e della personalità3.
… ottici, macchinisti, manipolatori hanno ancora un gran lavoro da fare: scoprire di quanti trucchi sia capace la loro macchina da presa. Poi si potrà fondare l’estetica di questo teatro nuovo.
Ma intanto questi discorsi sono entrati nel mondo della cultura.4
Laura Curtale
1 Cfr., Corrado Alvaro, “L’Estetica del Cinema”, art. cit.
2 Cfr.,Corrado Alvaro, “Il nostro tempo e la speranza” Bompiani 1952 pag.151
3 Cfr., Ibidem
4 Cfr.,Corrado Alvaro, “L’Estetica del Cinema”, art. cit.
Il cinema è un’arte elementare che imita la realtà, è l’arte del particolare e del dettaglio, è una falsificazione del teatro.
Il cinema agisce per accostamenti di vari elementi, mentre il teatro per sentimenti diretti. Si credette per qualche tempo, che i personaggi classici dei teatri, gli attori più espressivi fossero i suoi personaggi. I protagonisti del cinema sono dei manichini, dei pretesti, quasi oggetti animati dello scenario, sullo stesso piano, con le loro truccature, di tutto il corredo scenico. Essi sono i protagonisti d’un mondo
1 Cfr.,Corrado Alvaro“L’estetica del Cinema” in La Stampa, 7 Dicembre 1926.
2 Cfr., Corrado Alvaro,“I quarant’anni del cinema” in “La Nuova Antologia”, 16 Aprile 1938.
1Cfr,, “Corrado Alvaro al Cinema”, di Gaetano Briguglio e Giovanni Scarfo, (Rubbettino Editore, Catanzaro, 1987), pag.79
2 Ibidem, pag.84
1 Cfr, G.Briguglio e G.Scarfo,cit. “Corrado Alvaro al Cinema”(Rubbettino Editore, Catanzaro, 1987), pag.11
2Nel 1984 quest’ultima fornirà il soggetto di Requiem, uno degli episodi del film Kaos dei fratelli Taviani.
3 Cfr., “Cinema”, nr 57, 1938
1Corrado Alvaro, “Ultimo diario” Bompiani Milano,pg 218.
2Corrado Alvaro, “Quasi una vita”Bompiani Milano
1Wikipedia, “Santuario di Polsi: nel cuore dei fedeli e tra le mani della ‘Ndrangheta”, 8 Settembre 2008.